sabato 23 aprile 2016

La Purificazione di Dante

Noi siamo abituati che le varie sfere del sapere siano divise in materie e quando le andiamo a studiare se volgiamo studiare la matematica cerchiamo libri di matematica, per la grammatica cerchiamo libri di grammatica, etc.. e facciamo lo stesso discorso per la stregoneria e la magia ... ma questo è un discorso che non era valido fino a un centinaio di anni fà, prima i sapienti mettevano tutto insieme, anche perchè le cose da studiare erano minori e quindi troviamo concetti di biologia mischiati con la matematica, l' erboristeria etc.. inoltre i vecchi testi sono pieni di interessanti visioni spirituali e anche pratiche, moltissimi studiosi esoterici adorano La Divina Commedia di Dante e hanno ragione c'è molta filosofia e magia in essa ed anche pratiche che noi possiamo riproporre e che hanno un valore energetico notevole, proprio per la credenza e la pratica di molti di essi, questi gesti si sono impregnati di energia.

Di seguito metto un esempio di un rito di purificazione che noi possiamo attuare a livello rituale e che troviamo proprio nella Divina Commedia, nei canti del Purgatorio troviamo questi versi:

I canto

(ne metto la parte in prosa così rimane più semplice capire)

1. Per correre acque migliori, la navicella del mio ingegno alza ormai le vele e lascia dietro di sé un mare così crudele. 4. Ora canterò di quel secondo regno, dove lo spirito umano si purga e diventa degno di salire al cielo. 7. Qui però la poesia, che ha cantato i morti [alla grazia divina], risorga, o sante muse, poiché sono vostro. Qui Callìope si alzi un po’ in piedi, 10. per accompagnare il mio canto con quella musica, di cui le misere Pièridi sentirono talmente la superiorità, che disperarono di sottrarsi alla vendetta [della dea]. 13. Un dolce colore di zaffìro orientale, che avvolgeva l’aria serena e pura sino all’orizzonte, 16. tornò ad allietare i miei occhi, non appena uscii fuori dell’aria morta, che mi aveva rattristato gli occhi ed il petto. 19. Il bel pianeta (=Venere), che spinge ad amare, faceva sorridere tutto l’oriente, velando i Pesci (=la costellazione), che lo scortavano. 22. Io mi volsi a destra e guardai l’altro polo (=antartico) e vidi quattro stelle (=prudenza, giustizia, fortezza, temperanza), che non furono mai viste, se non dai primi uomini (=Adamo ed Eva). 25. Il cielo appariva godere della loro luce intensa: oh, povero emisfero settentrionale, che non puoi mirarle! 28. Quando distolsi lo sguardo da loro, rivolgendomi un po’ verso l’altro polo (=artico), là dove il Carro (=l’Orsa Maggiore) era già scomparso, 31. vidi presso di me un vecchio tutto solo (=Catone di Utica), degno di tanta riverenza a vederlo, che nessun figlio ne deve di più al padre. 34. Portava la barba lunga e brizzolata, simile ai suoi capelli, due ciocche dei quali cadevano sul petto. 37. I raggi delle quattro sante stelle gli illuminavano così la sua faccia di luce, che io lo vedevo come se il sole gli stesse davanti. 40. «Chi siete voi, che risalendo il corso del ruscelletto sotterraneo siete fuggiti dalla prigione eterna?» egli disse, muovendo la barba veneranda. 43. «Chi vi ha guidati o che cosa vi fece luce, uscendo fuori della notte profonda, che fa sempre nera la valle dell’inferno? 46. Le leggi dell’abisso sono state dunque infrante? Oppure in cielo è stato fatto un nuovo decreto, che, dannati, vi permette di venire alle mie rocce?» 49. Allora la mia guida mi afferrò e con parole, con mani e con cenni mi fece piegare le ginocchia e chinare il capo in segno di riverenza. 52. Poi rispose: «Non venni di mia iniziativa: una donna (=Beatrice) scese dal cielo e mi pregò di aiutare costui con la mia presenza. Ma, poiché tu vuoi che spieghiamo qual è la nostra vera condizione, non posso certamente negarti la risposta. 58. Costui non vide mai l’ultima sera, ma per sua follia le fu così vicino, che quasi vi era arrivato.  Sì com’io dissi, fui mandato ad esso 61. Così, come dissi, fui mandato a lui per salvarlo, e non c’era altra via che questa, per la quale mi son messo. 64. Gli ho mostrata tutta la gente malvagia ed ora intendo mostrargli quegli spiriti, che si purificano sotto la tua autorità. 67. Sarebbe troppo lungo dirti come l’ho condotto fin qui. Dal cielo scende una forza, che mi aiuta a condurlo, per vederti e per udirti. 70. Ora ti prego di gradire la sua venuta: va cercando la libertà [dell’anima], che è così preziosa, come sa chi rifiuta la vita per essa. 73. Tu lo sai bene, perché per essa non ti fu amara la morte in Utica, dove lasciasti il corpo, che nel gran giorno [della resurrezione dei morti e del giudizio finale] sarà così luminoso. 76. Gli editti eterni non sono stati violati da noi, perché costui è ancora vivo ed io non sono sotto la giurisdizione di Minosse, ma sono del cerchio (=il limbo), dove sono gli occhi casti 79. della tua Marzia, o santo petto, che nell’aspetto (=con il comportamento) ti prega ancora di considerarla tua sposa. Per l’amore, che ella ti porta, piègati al nostro desiderio 82. e là- sciaci andare per i tuoi sette regni. Io parlerò di te a lei, se vuoi esser ricordato laggiù». 85. «Marzia piacque tanto ai miei occhi, mentre vissi» egli allora disse, «che feci quanto di gradito volle da me. 88. Ora, che dimora di là dal mal fiume (=l’Acherónte), non mi può più commuovere, per quella legge [divina] che fu fatta quando uscii fuori [del limbo]. 91. Ma, se una donna del cielo ti fa andare e ti guida, come tu dici, non occorre che tu mi lusinghi. Basta che tu mi chieda in nome di lei. 94. Va’ dunque, e fa’ in modo di cingere [i fianchi di] costui con un giunco liscio e di lavargli il viso, per togliergli ogni sudiciume, 97. perché non sarebbe conveniente andare con l’occhio velato da una qualche nebbia davanti al primo ministro [di Dio che incontrerete] (=l’angelo nocchiero del purgatorio), che è di quelli del paradiso. 100. Quest’isoletta produce giunchi sopra il molle limo, tutt’intorno, proprio sull’orlo della spiaggia, là dove l’onda la batte: 103. Nessun’altra pianta, che mettesse rami o che sviluppasse il fusto, può vivere qui, perché non asseconda i colpi dei flutti. 106. Poi non ritornate di qui: il sole, che ormai sorge, vi farà vedere da che parte avviarvi sul monte per una salita più agevole.» 109. Così sparì. Io mi alzai senza parlare, mi strinsi tutto alla mia guida e volsi gli occhi a lei. 112. Virgilio cominciò a dire: «O figlio, segui i miei passi: ci voltiamo indietro, perché da questa parte la pianura declina verso il mare». 115. L’alba vinceva l’ultima ora della notte, che le fuggiva davanti, così che di lontano conobbi il tremolare della marina. 118. Noi andammo per la piana solitaria come chi ritorna sulla strada perduta e che fino ad essa (=finché non l’ha ritrovata) pensa di camminare invano. subitamente là onde l’avelse 121. Quando noi fummo là dove la rugiada combatte [più a lungo] con il [calore del] sole, poiché si trova in un luogo in cui a causa della brezza evapora [più] lentamente, 124. il mio maestro pose delicatamente le mani aperte nell’erba, perciò io, che compresi la sua intenzione, 127. gli porsi le guance bagnate di lacrime. Lì mi scoperse completamente quel colorito, che la caligine infernale aveva nascosto. 130. Poi venimmo sulla spiaggia deserta, che non vide mai alcun navigante sperimentare la via del ritorno. 133. Qui mi cinse [i fianchi], come ad altri (=Catone) piacque. Oh meraviglia!, l’umile pianta rinacque sùbito, completamente uguale, là dove l’aveva strappata.


A parte tutte le visioni filosofiche noi vediamo e possiamo forse ingenuamente estrapolare questo:  Dante vede quattro stelle prudenza, giustizia, fortezza e temperanza ( terra, aria, fuoco e acqua ), noi possiamo mettere quattro candele nelle quattro direzioni e invocarne le virtù, lui gira in senso antiorario da est a sud e si ferma a nord, viene cinto da un ramo di salice e poi viene lavato con della rugiada che noi possiamo raccogliere mettendo una ciotola con dell'acqua alla luce della luna, essa ci purificherà come purificò Dante dalla cenere dell'inferno.

Lo sò sembra semplicistico, ma funziona ed è fatto secondo molte idee che c'erano nel passato su come dovevano essere certi riti.

Io non sono un esperta della Divina Commedia e mi avvicino con un animo semplice e forse sbaglio ogni cosa, ma vale anche il sentire dello spirito e la Divina Commedia come altri testi antichi parlano più linguaggi che sono riferiti alle diverse conoscenze degli uomini .. ognuno legge e comprende secondo se stesso e secondo le conoscenze che ha in quel momento della vita ... quindi chiedo perdono ai veri studiosi ed esoteristi della Divina Commedia.

A tutti color che invece sono come nella Via della ricerca spirituale non fatevi fuorviare dai testi solo moderni e cercate nella storia e nelle opere antiche perchè lì troverete molte cose per capire e crescere spiritualmente, se volete capire il paganesimo dovete cercare i testi di coloro che vivevano ai tempi del paganesimo, se cercate di capire l'esoterismo occidentale dovete studiare la storia medievale e le filosofie di quel tempo, gli scritti moderni vi dicono di come le cose vengono riviste oggi e non di come erano. Se volete capire la stregoneria cercate le testimonianze nel folklore e gli interrogatori fatti alle streghe prima che fossero mandate sul rogo, soprattutto gli interrogatori in cui le persone non subivano tortura e in essi troverete anche delle pratiche che non erano fantasia dei giudici. I testi di Ginzburg, della Murray, etc. fanno questo cercano una verità diversa, poi ognuno è libero di scegliere criticare, seguire o meno tali versioni, ma almeno avete le idee chiare su quello che c'è e quello che non c'è.

un abbraccio


p.s. possiamo anche estrapolare un indicazione astronomica questo rituale può essere fatto quando Venere passa nel segno dei Pesci. I cicli di Venere (Lucifero) sono molto importanti nell'antichità come tutti i cicli celesti, le costellazioni e la visione dei vari pianeti che si spostavano in esse erano importanti, Venere solitamente si trova nella costellazione dei Pesci in Aprile. Nell'Antichità non era importante solo il ciclo Lunare, ma tutta l'astronomia e astrologia che erano poco o niente separate, parlavano delle costellazioni e dei pianeti più visibili a occhio nudo ...